Archivio mensile:febbraio 2016

“Buona scuola”

La fase attuattiva della riforma scolastica la cosiddetta “Buona scuola” non entusiasma per alcuni aspetti che destano anzi preoccupazione a causa della possibilità che nascano disparità e abusi. In particolare in relazione alla gestione della alternanza scuola-lavoro si ritiene che si possano creare una serie di disparità tra alunni di scuole dello stesso ordine e grado di istruzione laddove alcuni vengano mandati a chiudere scatole in fabbrica, altri in parrocchia, altri in portali di agenzie e altri ancora dietro le quinte di teatri, magari importanti.
Ci si chiede: perché a ragazzi di 16 anni non si dà la possibilità di scegliersi il percorso di alternanza scuola – lavoro più congeniale?
Quel percorso magari sarà quello che pensano di utilizzare per la loro vita futura e questa potrebbe essere una importane opportunità per testare le scelte a venire.

Disabilità e scuola

Ho sempre pensato alla scuola come una seconda mamma, una struttura solida a cui poter affidare con fiducia i propri figli. Un luogo dove termini come autorevolezza si confondano e si fondano con il confronto e la crescita di ciascun individuo diventa una sfida sorridente accolta da insegnanti coraggiosi, perchè a volte a insegnare ci vuole coraggio, soprattutto quando a scuola hai davanti gli occhi impauriti di un ragazzino autistico che chiedono di essere letti.
Penso che alla base di ogni approccio tra persone esista una parola chiave: relazione. Instaurare un legame basato su rispetto e fiducia reciproca; questo è l’elemento essenziale in ogni scambio importante, fondamentale tra uno studente e l’insegnante sempre e comunque. Quando poi si parla di disabilità, di qualsiasi aspetto sia, empatia e relazione diventano cardini indispensabili senza i quali si creano situazioni di disagio difficilmente arginabili, talvolta irrecuperabili.
Questi ragazzi vanno accolti da sorrisi e mani tese, da insegnanti che non si fanno intimorire, ma al contrario colgono l’occasione come una sfida cercando di mettere in campo tutte le energie e le strategie per infondere, in questi ragazzi, la fiducia.

Cosa significa insegnare?

Insegnare significa essenzialmente produrre soggettività, dar forma ad un individuo, strutturare imprimendoci un segno.
Insegnare vuol dire alla lettera, imprimere nella mente, fare un segno dentro qualcuno, avviare un processo attraverso un linguaggio che scrive, incide l’interiorità psichica e così facendo non solo lo apre, ma crea.
L’insegnamento non è solo trasmissione di un sapere che ha il potere di incidere e con ciò di produrre oggetto. Nei termini scuola, insegnare, insegnamentosono nascosti i privilegi di non avere la necessità di svolgere un lavoro manuale e di avere invece il tempo di potersi dedicare alla conoscenza e ad aiutare dei piccoli a crescere.
Insegnare significa riflettere su tale privilegio e sul carattere sociale, distintivo e privilegiato di questo che non è un “lavoro normale”, ma un’arte, una missione.
E allora che dire di quegli insegnanti che “maltrattano” i minori a scuola e le persone diversamente abili?
Non ci sono parole, solo parolacce.
(M.M.)

Risparmio e investimento

Purtroppo Si confondono le due cose in quanto risparmiare significa accantonare il denaro in esubero. Ogni altra forma di gestione del denaro è da considerarsi investimento.
Il caso è da riferirsi alle note vicissitudini bancarie, significando che non si tratta di risparmio ma di investimenti e, in Italia è tutelato solo il risparmio e non l’investimento.
Viene quindi difficile ogni azione atta a risarcimento se non la futura sede penale in cui verranno processati gli imputati del fallimento e in quella sede costituirsi parte civile.