Canone Rai: pronti i rimborsi per chi era esente

A seguito dell’accorpamento del canone Rai alla bolletta dell’energia elettrica, essa si è tramutata ben presto nella tassa meno evasa dagli italiani. Difatti, l’indotto, fatturato dalla Società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, sarebbe circa di 350 milioni di Euro.

Secondo calcoli più approfonditi, tale cifra deve essere ridotta di circa 27,1 milioni di Euro i quali sarebbero imputabili a soggetti aventi diritto ad una ipotesi di esenzione tra quelle previste dalla normativa vigente. Si tratterebbe, quindi, di quote indebitamente sottratte in quanto i destinatari avrebbero diligentemente adempiuto a tutte le formalità previste dalla legge affinché venisse loro riconosciuta l’esenzione.

Tale errore è certamente imputabile alle modalità di addebito della suddetta tassa che viene riscossa direttamente dalla compagnia elettrica senza possibilità di opporre al gestore la propria esenzione; questa dovrà essere vagliata invece dall’Ufficio Torino 1 delle Agenzie delle Entrate.

Sarà il suddetto ufficio ad individuare gli aventi diritto al rimborso e a darne comunicazione alle compagnie elettriche interessate, le quali dovranno provvedere, tramite accredito nella bolletta di prima emissione, all’eventuale rimborso entro, e non oltre, 45 giorni a partire dal momento in cui hanno ricevuto la comunicazione del Fisco.

In caso di mancato rimborso, il contribuente danneggiato potrà rivolgersi direttamente all’Agenzia delle Entrate competente, la quale provvederà a mezzo di bonifico bancario o assegno.

Il CTCR Invita tutti consumatori interessati a verificare attentamente i prospetti delle bollette elettriche riguardo alla voce “rimborso canone di abbonamento alla televisione per uso privato” affinché possano avere contezza dell’effettiva restituzione del canone, versato indebitamente.

Dipendenti di una nota banca veneta nel mirino della Procura di Treviso

La Procura di Treviso, nella persona del sostituto procuratore Massimo De Bortoli, sta indagando sui dipendenti di “Veneto Banca”. Secondo le tesi dell’accusa, essi sapevano, hanno fatto buon viso a cattivo gioco ed hanno venduto titoli non adeguati alla reale propensione al rischio dei clienti, rendendosi complici di chi aveva deciso quella strategia.

Molto semplicemente, i consulenti avrebbero alterati i profili di rischio dei clienti stessi – che così risultavano tutti esperti e ben informati – affinché potessero sottoscrivere quei titoli che, con il repentino crollo del loro valore, hanno polverizzato il capitale di decine di migliaia di persone.

Di fronte a queste “azioni” – in questo caso il significato è duplice – sorge spontanea un’osservazione, già fatta da noi tempo addietro: attenzione a ciò che viene proposto, poiché spesso, inconsapevolmente, si è portati ad assumere il ruolo di “investitori” quando, in realtà, si desidera essere semplicemente “risparmiatori”. Questi ultimi, infatti, sono tutelati dal fondo interbancario di tutela dei depositi; gli investitori, invece, accettano, in quanto tali, il rischio di perdere parte del capitale, senza avere diritto ad alcun rimborso.

Bollette luce e gas: in aumento gli utenti morosi

La profonda crisi economica che attanaglia il nostro paese comincia a lasciare segni tangibili sulle famiglie italiane. A Giugno 2013, sono ben 17 milioni gli utenti italiani incorsi in situazioni di morosità per ciò che concerne le utenze di luce e gas.

Ma quali sono le conseguenze del mancato pagamento delle bollette?

Dunque, l’utente moroso deve ricevere dal gestore una raccomandata con ricevuta di ritorno che indichi esattamente: il termine ultimo di pagamento, le modalità con cui evincere il gestore dell’avvenuto saldo dell’importo, l’ulteriore termine previsto per la sospensione della fornitura dell’utenza ed i costi imputabili all’utente e relativi alla riattivazione della medesima.

Nel caso si tratti di una fornitura di luce, il venditore, qualora le condizioni contrattuali lo consentano, potrà effettuare inizialmente una riduzione della potenza pari al 15% e qualora lo stato di morosità dovesse protrarsi per ulteriori 15 giorni, infine potrà ricorrere alla sospensione totale.

Nel caso si faccia riferimento ad una fornitura di gas, le procedure sono ancora più rigide poiché non operano meccanismi automatici. Difatti, il gestore dovrà comunicare a mezzo di raccomandata che, a seguito del protrarsi della situazione di morosità, verrà inviata al distributore la richiesta di sospensione della fornitura.

In entrambi i casi, il gestore non potrà richiedere la sospensione della fornitura prima che siano trascorsi 3 giorni lavorativi dal termine ultimo di pagamento, indicato nella messa in mora.

Infine, è importante ricordare agli utenti che le procedure di messe in mora, cosi come le imputazioni di pagamenti non effettuati, devono essere assolte secondo i modi ed i tempi previsti dalla normativa vigente. Eventuali inadempimenti in tal senso potranno essere oggetto di ricorso presso l’Autorità Garante dell’Energia,

Il CTCR invita tutti gli utenti a verificare attentamente eventuali situazioni analoghe, non indugiando a contattare i nostri Uffici qualora risultassero anomalie o richieste non giustificate da parte del gestore.

Volkswagen: ammessa la class action per lo scandalo riguardante le centraline

Anche in Italia è stata ammessa la class action contro la casa automobilistica Volkswagen per lo scandalo sulle centraline “truccate”. All’azione legale, promossa da “Altroconsumo”, ha fatto seguito la terza sezione civile del Tribunale di Venezia che ha accolto l’istanza dell’organizzazione. L’azione riguarda veicoli diesel a marchio Volkswagen, Audi, Skoda e Seat, che inquinano fino a 40 volte di più dei limiti stabiliti dalla legge.

Al momento, 30 mila persone hanno aderito alla class action di Altroconsumo, a fronte di un numero ben più grande di veicoli coinvolti: si parla di 650 mila auto in Italia, ed otto milioni in tutta Europa. Negli Stati Uniti, Volkswagen ha dovuto riconoscere da 5 a 10 mila euro ad ogni consumatore danneggiato.

Si auspica che, in questo modo, anche in Italia si possa avere giustizia, e vedere i consumatori giustamente risarciti per un comportamento che, causando un danno ambientale, coinvolge anche la collettività.

Attenzione al “nemico” tempo: si sa che i tempi della giustizia italiana non sono proprio veloci, sicché, per arrivare ai tre gradi di giudizio, saranno necessari tempi lunghi. E, se occorrerà promuovere un’ulteriore causa per rendere esecutiva l’eventuale sentenza favorevole ai consumatori, i tempi si allungheranno ulteriormente: il rischio prescrizione, quindi, è davvero dietro l’angolo.

Querelle vaccini. Attenti a generalizzare.

Il tema è molto delicato e merita discussioni di pregio e d’alto livello scientifico. Ma non è così; anzi, se ne parla con una certa grossolanità come se il vaccino fosse una caramella da mangiare o da non mangiare.

Bisogna fare fede ai centri epidemiologici che hanno il polso della situazione delle malattie infettive, ma, nello stesso tempo, bisogna considerare che il vaccino rappresenta una inoculazione del virus della malattia dagli effetti imprevedibili. La taratura del vaccino viene fatta su determinate statistiche, ma non è personalizzata bambino per bambino, quindi il rischio che abbia degli effetti collaterali e sconosciuti esiste.

Per il problema vaccinare o non vaccinare i figli c’è da dire che, fintanto che l’Italia lascia la libera scelta se vaccinare o meno, ogni discussione è inutile. Se uno Stato ritiene che, epidemiologicamente parlando, la situazione diventa grave, con immediatezza dovrebbe emanare un decreto in cui, per motivi di emergenza, si obbliga la vaccinazione.

Ciò non toglie, comunque, che la discussione, sempre se fatta a certi livelli, non può che rappresentare un arricchimento di questa strategia terapeutica e di prevenzione.

Bitcoin: da adesso sarà possibile acquistare casa con la criptovaluta, con il via libera dell’Agenzia delle Entrate

La diffusione del bitcoin come valuta alternativa a quelle tradizionali sta procedendo velocemente: in Italia si potranno pagare gli appartamenti in bitcoin. La novità è stata resa possibile dall’Agenzia delle Entrate, una delle poche in Europa.

In poche parole, i bitcoin vengono considerati come una qualunque valuta estera. Il primo grupoo immobiliare che ha deciso di utilizzare la criptovaluta crede molto in questa modalità di pagamento, e si è offerto di pagare le spese notarili e abbuonare quelle di agenzia per coloro che sceglieranno di utilizzare i bitcoin.

Chi non ha bitcoin da parte può sempre acquistarli per l’occasione, in modo da sfruttare questa possibilità.

Per l’acquisto di appartamenti la società si appoggerà a Coinbase, una piattaforma su cui comprare e vendere facilmente bitcoin, che consente di collegare la valuta al soggetto che la possiede.

Dieselgate: per rimediare e migliorare l’immagine aziendale, auto elettriche Volkswagen a costi accessibili

La vicenda “dieselgate” è stata di gravità tale da indurre la Volkswagen a pensare di immettere sul mercato nuovi modelli a propulsione elettrica a costi simili a quelli dei modelli con motori “classici”.

Volkswagen, con questo atto, crea un precedente molto importante, poiché le vetture elettriche di altri costruttori costano molto di più rispetto ai loro stessi modelli tradizionali. La casa tedesca ha in progetto di presentare un modello a breve al Salone di Francoforte 2017 che si terrà in autunno. Questo è un segnale molto importante che interesserà necessariamente altri costruttori.

Viene da pensare che non tutto il male venga per nuocere: la speranza è che il mercato delle auto elettriche possa finalmente decollare, attraverso proposte di modelli a costi accessibili a tutti, con beneficio dell’ambiente e degli automobilisti.

Attenzione ai finti ispettori del gas che propongono di installare dispositivi nelle abitazioni

Su segnalazione di un nostro socio, siamo venuti a sapere che finti ispettori dell’azienda distributrice del gas locale si presentano col metodo della vendita porta a porta per “proporre” l’installazione di rilevatori del gas. Costoro sono inviati da ditte che mettono negli spazi condominiali comuni dei volantini per informare gli utenti del passaggio dei loro addetti.

Il problema sta nel fatto che, spesso, per non dire sempre, gli addetti cercano di far capire di essere inviati dal distributore locale (ad esempio, Hera) per effettuare interventi di manutenzione obbligatoria e gratuita, senza fornire spiegazioni chiare e dettagliate sulla proposta commerciale che nulla ha a che vedere con il distributore locale.

In realta, infatti, una volta entrati nell’abitazione, installano l’apparecchio e presentano una fattura non proprio economica.

Quindi, attenzione ai venditori porta a porta di rilevatori di gas: consigliamo di non farli proprio entrare. E se qualcuno avesse aderito alla loro “proposta”, ed avesse pagata la fattura, sappia che è possibile avvalersi del diritto di recesso entro quattordici giorni dall’installazione. Il diritto di recesso impone all’azienda di riprendersi l’apparecchio e di restituire il denaro. In caso di dubbio su come esercitarlo e su come scrivere la lettera – che sarà una raccomandata a/r – rivolgersi ad un’associazione di tutela dei consumatori è sempre una buona idea.

Dieselgate, negli USA Volkswagen è a metà dell’opera di richiamo

Volkswagen, negli Stati Uniti, ha già completato il richiamo di oltre la metà dei 475.000 modelli fuorilegge. Sono già state rimpiazzate 238.000 auto, molte delle quali ora parcheggiate nel Pontiac Silverdome, uno stadio in disuso. Solo per una piccola parte le autorità hanno autorizzato una commercializzazione nel mercato dell’usato. Altre 6.200 vetture sono state “corrette”. Il riacquisto riguarda praticamente l’85% dei modelli.

In Europa la situazione non è altrettanto favorevole ai consumatori. L’Unione Europea sembra puntare su una sorta di “moral suasion” per sollecitare il costruttore ad indennizzare i consumatori, ma la casa automobilistica non sembra voler accogliere l’invito, perché, rispetto a quanto accaduto negli USA, sostiene di non aver infranto alcuna norma europea.

Secondo un indagine effettuata su modelli truccati, le emissioni di ossido di azoto aumenterebbero in modo tale che le auto non otterrebbero nemmeno l’omologazione Euro 5.

La seconda fonte di inquinamento: l’abbigliamento

La super produzione di capi d’abbigliamento a bassissimo prezzo, che avviene nei paesi dove la manodopera è fortemente sottopagata, rappresenta la seconda forma di inquinamento al mondo. Infatti, il trasporto, la distribuzione, nonché il loro smaltimento rappresentano uno stress per il pianeta. Bisognerà, quindi, riequilibrare questo mercato affinché l’inquinamento diminuisca a livelli accettabili. Quindi, occorre comperare in maniera più oculata e scartare meno, poiché la politica dello scarto non paga.