LA BANCA AD AUMENTO DI CAPITALE VARIABILE di Umberto Baldo

Alla fine aveva ragione Davide Serra, il fondatore del fondo Algebris, quando all’inizio di aprile dichiarava a Radio 24 che: “Mps non ha bisogno di 3 bensì di 6 miliardi di euro di capitale: se consideriamo l’ancora bassa copertura di sofferenze e incagli rispetto a Intesa e Unicredit e la restituzione a breve dei Tremonti bonds, la provvista di 3 miliardi è inadeguata. Oltretutto il prezzo di oggi è troppo elevato”.

Infatti lunedì sera, alle 20,54, l’Ansa scriveva che probabilmente i tre miliardi di aumento di capitale non basteranno al Monte, riferendo anche che, secondo più fonti, i vertici dell’istituto guidato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola starebbero valutando di portare il tetto massimo dell’operazione fino a 5 miliardi di euro.

Le reazioni della Banca?

In una nota, Mps afferma infatti che “facendo seguito a quanto apparso sugli organi di informazione, a seguito della pubblicazione del manuale dell’Asset quality review e quindi della indicazione delle attività, dei criteri e delle metodologie che saranno seguite (e che sono in corso di attuazione, analisi ed elaborazione da parte della banca) nonché dei colloqui intercorsi con l’autorità di vigilanza, la banca sta valutandone le implicazioni in relazione all’ammontare necessario per poter realizzare entro l’esercizio il rimborso dei Nsf previsto dai commitments presi nei confronti della Commissione europea. Una volta assunte le relative determinazioni la banca provvederà ad informare prontamente il mercato”.

Al di là del linguaggio un po’ criptico, in pratica, ai piani alti di Rocca Salimbeni si sta valutando se la revisione degli attivi da parte degli ispettori di Mario Draghi, cui faranno seguito gli stress test, possano mettere a repentaglio il rimborso del 4,07 miliardi di Monti bond che l’istituto ha in pancia.

Come l’hanno presa i mercati?

La notizia ha affossato il titolo in Borsa per il secondo giorno di fila. Ieri mattina, all’apertura di Piazza Affari, il titolo Mps è crollato del 9,61% (a 0,2268 euro) per finire poi in asta di volatilità. Riammesso alle negoziazioni, a metà seduta cedeva l’8,37% a 0,22 euro. Non era andata molto meglio lunedì, quando evidentemente le indiscrezioni sull’operazione si erano già diffuse nelle sale operative, e chi sapeva ha venduto a piene mani il titolo che ha perso il 5,32% a 0,251 euro. E’ finita un po’ come per Bpm, cioè con un provvedimento con cui la Consob ha vietato le vendite allo scoperto per due giorni.

E le banche del Consorzio di garanzia?

Sembra che, secondo alcune banche del consorzio, l’aumento anche se di una taglia più larga (5 miliardi), potrebbe riscontrare comunque un buon successo, visto il forte appetito dei fondi internazionali, soprattutto americani, per i titoli della Borsa italiana. Negli ultimi mesi solo il fondo Usa BlackRock ha investito più di 20 miliardi nelle azioni di Piazza Affari. Secondo fonti finanziarie, l’opzione dei 5 miliardi di aumento sarebbe già al vaglio del consorzio di garanzia guidato da Ubs, al fianco di Citigroup, Goldman Sachs e Mediobanca. A questi si aggiungono inoltre Barclays, BofA Merrill Lynch, Commerzbank, JpMorgan, Morgan Stanley e Societe Generale in qualità di joint bookrunners.

L’ipotesi dell’aumento a 5 miliardi non sarebbe comunque né semplice nè rapida.

Intanto dovrebbe incassare il via libera delle banche, per passare all’attenzione del consiglio d’amministrazione di Mps, e poi al vaglio dell’assemblea straordinaria degli azionisti. E se così fosse la banca non andrebbe più sul mercato a raccogliere capitali a maggio ma più avanti, magari giugno.

Un aumento di capitale da 5 miliardi di euro diventerebbe uno dei maggiori del panorama bancario europeo e sarà necessario verificare l’appetibilità della banca per gli investitori: i fondi istituzionali come BlackRock e Vanguard si sono dimostrati interessati a crescere nell’azionariato della banca senese, e gli stessi hedge fund avrebbero mostrato la volontà di partecipare all’aumento di capitale.

Tuttavia 5 miliardi (rispetto a una capitalizzazione di mercato di 3 miliardi) restano una cifra elevatissima da chiedere al mercato, pur particolarmente “generoso” in questa fase verso le banche italiane.

L’ipotesi di un aumento della portata della ricapitalizzazione era già circolata nelle settimane scorse, soprattutto dopo che la Fondazione Mps era riuscita nell’operazione di mettere in sicurezza i suoi conti e la sua partecipazione nella banca, in asse con i soci sudamericani Btg Pactual e Fintech. Ma al riguardo non erano per il momento arrivate conferme: anche il presidente della banca, Alessandro Profumo, in un’intervista a Il Sole 24 Ore rilasciata il 4 aprile, non aveva dichiarato alcunché. Certo, si ragiona in ambienti senesi, se si optasse per un aumento da cinque miliardi gli equilibri e gli impegni richiesti ai soci dentro e fuori dall’azionariato attuale sarebbero destinati a cambiare radicalmente: solo per il patto Fondazione-Btg-Fintech l’impegno in fase di aumento sarebbe destinato a salire da 270 a 450 milioni.

Di sicuro per il momento non risulta alcuna convocazione di un Consiglio di Amministrazione per decidere in merito.

Vedremo a breve se il rimontaggio dell’aumento di capitale in versione “extra large” ha un fondamento reale, o se rimarrà una mera ipotesi, che comunque qualche effetto in borsa l’ha provocato.

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